Produttore: Sega
Sviluppatore: K2
Piattaforma: Playstation 2
Versione: Pal
Lingua: inglse parlato con sottotitoli in italiano
Giocatori: 1
Disponibile dal: 6 maggio 2005
Recensione, 9 maggio 2005
by Fabrizio
Tornano in azione i ninja di una saga che ormai è diventata storica sulla
console Sony: cambia l'editore, con Activision che lascia il campo a Sega, ma
non perde smalto il fascino dell'unico vero simulatore di ninja esistente
(facciamo finta che "Red Ninja" non sia mai esistito).
La
kunoichi e l'assassina
Per chi abbia già giocato ai precedenti capitoli, premetto
subito che l'assenza di Rikimaru è dovuta alla particolare collocazione
temporale del titolo, che si inserisce nel lasso di tempo che intercorre tra il
primo capitolo di Tenchu ("Stealth Assassins") e il terzo ("Wrath of Heaven" su
PS2, "Return from Darkness" su XBox): come ricorderete il coraggioso leader del
clan Azuma veniva dato per disperso dopo la battaglia contro Lord Mei-Oh e
quindi non ha ancora fatto la sua ricomparsa.
Protagonista assoluta del gioco è dunque la bella Ayame che, per la prima volta,
passa dal ruolo di kunoichi chiacchierona e scavezzacollo a quella di
personaggio più riflessivo e determinato: questo perchè il ruolo della novellina
tocca ora alla new entry Rin, una shinobi in cerca di vendetta per lo
sterminio del suo villaggio. Un malinteso vedrà inizialmente contrapposte Rin e
Ayame, ma ben presto il vero nemico si paleserà e le due uniranno le forze.
Una prima piacevole sorpresa si ha proprio dal punto di vista narrativo: il
gioco è sempre diviso in missioni, ma queste vengono trattate come episodi di
uno sceneggiato sui samurai. C'è un preambolo iniziale (in genere molto
poetico), molte scene di intermezzo (realizzate con la grafica di gioco) ed
addirittura, una volta completata la missione, un'anteprima dell'episodio
successivo! Questa scelta è valorizzata da una trama che, pur se non
originalissima, risulta davvero ben narrata, da una stupenda atmosfera
giapponese (chi, come me, è cresciuto guardando i telefilm di "Samurai" e de "I
guerrieri ninja", oltre che i vari capolavori di Kurosawa, capirà cosa intendo)
e da un doppiaggio inglese (sottotitolato in italiano) decisamente valido.
Al di là dell'espediente narrativo, comunque, la struttura di gioco è rimasta
virtualmente identica: il gioco è diviso in missioni durante le quali non si può
salvare. Ad inizio missione si sceglie l'equipaggiamento, al termine le proprie
prestazioni vengono valutate in base a parametri che premiano in primo luogo
tattiche di infiltrazione silenziosa ed eliminazione del nemico colto alla
sprovvista. L'unica vera novità è che non occorre più selezionare quale
personaggio utilizzare, dato che le varie missioni ci alternano nei panni di Rin
ed Ayame e questo tutto sommato è un bene: sebbene le due protagoniste abbiano
armi e mosse diversi (Ayame la conoscete già, Rin combatte prevalentemente a
mani nude ma si aiuta anche con una lunga katana), non è che le differenze siano
così marcate da cambiare completamente l'esperienza di gioco.
Le due protagoniste possono portarsi dietro diversi oggetti, dall'indispensabile
rampino (che permette di arrampicarsi su quasi ogni superficie) a classici della
saga come il riso avvelenato, la cerbottana, i pugnali da lancio fino ad
espedienti magici come quello che permette di assumere le sembianze di un nemico
o di diventare completamente invisibili. Nel corso di una missione è possibile
portarsi dietro solo un certo numero di oggetti, ma completandola con successo è
possibile reintegrare le proprie scorte e persino trovarne di nuovi.
Una volta completata l'avventura si sbloccano missioni aggiuntive che svelano
nuovi retroscena della serie, una serie di nuovi costumi per le due ragazze ed
alcune modalità inedite. La longevità è garantita dalla presenza di tre livelli
di difficoltà e da tre layout diversi con cui affrontare le varie
missioni (in pratica cambiando layout, si modificano posizione e tipo di
nemici).
Le assassine silenziose
Il gameplay non ha subito particolari stravolgimenti, ma
all'occhio attento dell'appassionato non sfuggiranno alcuni interessanti
miglioramenti, primi tra tutti la possibilità di raccogliere e spostare i
cadaveri dei nemici (opzione utilissima per non mettere in allarme le altre
sentinelle) e quella di nuotare e di nascondersi sott'acqua. Non si tratta di
novità assolute, erano già presenti in "Tenchu 2", ma visto che in "Wrath of
Heaven" erano andate misteriosamente perdute il loro ritorno risulta senz'altro
gradito. Per il resto i controlli di gioco sono rimasti virtualmente identici e
chi abbia giocato ad uno qualsiasi dei precedenti episodi si troverà
immediatamente a proprio agio: Rin e Ayame possono fare quasi di tutto,
camminare, correre, saltare, arrampicarsi, accovacciarsi, strisciare,
appiattirsi contro i muri, fare schivate laterali e molte altre capacità, come
la corsa sui muri, si aggiungono col procedere dei livelli.
Pur offrendo la possibilità di impegnarsi in sanguinosi scontri frontali, il
modo migliore per affrontare il gioco rimane l'approccio stealth. I nemici
possono venire aggirati e sorpresi in mille modi diversi: alla spalle, dal
basso, dall'alto, sbucando fuori dall'acqua, aggrappandosi ai cornicioni,
aspettando dietro un muro. Cogliere una sentinella alla sprovvista significa
eliminarla al primo colpo mediante un'Uccisione Silenziosa, la quale ci fornisce
preziosi punti per sbloccare i segreti del gioco: allo stesso modo ogni nemico
ucciso in questa maniera rilascia speciali pergamene che servono per acquisire
abilità o azioni speciali. Se poi due nemici sono abbastanza vicini, è possibile
eliminarli entrambi col medesimo attacco!
Al contrario, impegnarsi in combattimento aperto con nemici che non siano i boss
significa ottenere delle penalizzazioni sul punteggio finale e lo stesso vale
qualora si uccidano degli ignari popolani.
I livelli di gioco rappresentano l'ennesima variante di quanto già visto in
precedenza, ma in effetti non credo si possa fare molto di più: per un gioco
ambientato nel medioevo giapponese le scelte sono necessariamente limitate,
quindi ci ritroveremo a infiltrarci in villaggi, templi, cittadine, castelli,
ville, grotte e miniere. Generalmente è sempre possibile seguire più di un
percorso per raggiungere l'obiettivo, anche se per avere i punteggi migliori e
trovare tutti gli oggetti la cosa migliore rimane esplorare per bene ogni
livello e sterminare chiunque vi si aggiri (tranne i popolani, ovviamente). I
nemici non rappresentano comunque l'unico pericolo presente, perchè più avanti
nel gioco abbondano anche trabocchetti di ogni genere, tutti invariabilmente
letali!
Il lavoro delle due protagoniste è agevolato da una comoda mappa che fin da
subito svela la struttura del livello (ma non la posizione di oggetti e nemici)
e dall'indispensabile Ki-metro, un indicatore posizionato nel bordo sinistro
dello schermo e che segnala l'approssimarsi della sentinelle mediante un
semplice valore numerico: più il nemico è vicino, più alto è il numero che
compare. Spetta poi al giocatore capire dove si trovi esattamente la sentinella,
scelta che contribuisce al realismo del titolo.
Niente di nuovo, invece, per quanto riguarda l'I.A. dei nemici: questi
pattugliano diligentemente le aree loro assegnate, se notano qualcosa vanno ad
indagare e se scorgono Rin o Ayame le attaccano: in quest'ultimo caso in
alternativa allo scontro è sempre possibile fuggire e nascondersi in attesa che
l'allarme cessi e il nemico ritorni alla sua routine. Ben più impegnativi da
affrontare risultano i boss semplicemente per il fatto che il sistema di
controllo, ottimale nelle fasi <i>stealth</i>, denota invece le solite lacune
nei combattimenti, riassumibili in controlli non perfetti, poche combo e
strategie a disposizione e una telecamera ballerina che troppo spesso perde di
vista l'avversario: a causa di questi limiti alcuni combattimenti possono
risultare effettivamente piuttosto frustranti.
Back to 2003
Tecnicamente parlando il gioco è rimasto fermo al 2003,
quando uscì "Wrath of Heaven": forse il livello di dettaglio è leggermente più
definito, ma appare comunque estremamente statico e datato.
Ayame è stata dotata di un look molto più orientale e di un nuovo costume, ma
impugna sempre i suoi fedeli pugnali; Rin è invece meno femminile, al punto che
a volte può sembrare un ragazzo, ma nel complesso risulta essere un buon
personaggio, anche con un certo carisma. Le loro movenze sono praticamente
invariate rispetto al prequel, salvo per quanto riguarda le Uccisioni
Silenziose, interamente riviste e sempre molto coreografiche. Il character
design ha fatto un buon lavoro anche per quanto riguarda la realizzazione dei
principali antagonisti, mentre la bassa manovalanza prevede i soliti cloni di
samurai, ninja, kunoichi e quant'altro.
Gli ambienti sono quasi sempre molto evocativi ed in tema con il Giappone del
XVI secolo, ma sono innegabilmente troppo statici, per nulla interattivi e
realizzati con textures poco dettagliate: la resa generale, dunque, appare solo
discreta. Se non altro il motore grafico riesce a gestire tutto senza
rallentamenti o incertezze, salvo una telecamera talvolta un po' ballerina.
Il comparto audio è tra le cose migliori del gioco: la colonna sonora presenta
il consueto mix tra strumenti tipici giapponesi e strumenti moderni, dando vita
a brani piacevoli da ascoltare e molto d'atmosfera. Anche il doppiaggio inglese
risulta di ottimo livello, con voci adatte e, sopratutto, un buon livello di
recitazione e partecipazione; senza errori anche i sottotitoli italiani che
accompagnano il tutto...
Quella di Tenchu si conferma
ancora una volta essere una serie restia ai cambiamenti: dunque se avete giocato
ad almeno uno dei capitoli precedenti vi troverete subito a vostro agio con
questo nuovo episodio. Naturalmente l'assenza di reali innovazioni rappresenta
senz'altro un limite del franchise, ma allo stesso tempo è anche il suo punto di
forza in quanto l'appassionato trova sempre quello che si aspetta e non rimane
mai deluso: sotto questo aspetto Fatal Shadows si dimostra superiore al
precedente "Wrath of Heaven" grazie all'ulteriore perfezionamento del sistema di
controllo ed all'introduzione (o sarebbe meglio dire ripescaggio) di nuove
azioni come la possibilità di spostare i cadaveri o di nuotare e nascondersi
sott'acqua.
In definitiva il titolo Sega si conferma un prodotto datato, ma ancora in grado
di divertire chi abbia giocato ed apprezzato i capitoli precedenti; mi sento di
consigliarlo spassionatamente anche a chiunque abbia voglia di un titolo stealth
un po' fuori dagli schemi...
Grafica: 6,5
Sonoro: 8
Giocabilità: 8
Longevità: 8
Voto Globale 7,5
Pro:
- Due protagoniste carismatiche
- Meccaniche di gioco ormai rodate
- Ottima trama
Contro:
- Gameplay datato, nonostante i miglioramenti
- Comparto tecnico solo sufficiente
- Combattimenti con i boss a volte frustranti
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